SENZA NOMI COMBATTIAMO
Aprile 9, 2009
Rimandano a casa barconi pieni dei nostri sogni devastati, dei nostri intestini martoriati e la mostruosità dell’uomo mordeno
Maggio 8, 2009
Ma fatela finita di ammazzare la gente,
Voi
Che avete sempre rotto il cazzo a quelli come noi.
Noi che non comandiamo perché non ne abbiamo ne bisogno ne attitudine.
Noi che ci bastiamo e che odiamo voi che non vi bastate, che ci bastonate nelle vostre merde ville parlamenti blastonati.
Gabbiani Kamikaze cadono dal cielo esplodendo in voirtici vorticosi di merda su ogni auto, su ogni uomo su ogni escremento rilasciato da fogli di via per mandare via clandestini declassati a criminali solo perché sono negri.
Siamo tutti negri.
A seconda del sole, che magari domani non sorgerà.
Anzi no.
Tutti tranne voi, che se pensate bene, se allora ricordate, potete vedere altalenare i forconi.
E le ghigliottine, che aspettano dormienti come l’Etna di merda.
Che sprofonda col paese nella merda.
(ma noi siamo diamanti e siamo antisismici e prima poi, volenti o nolenti, violenti e NON lenti, rialziamo sempre la testa)
[Succede dai tempi della crocifissione e gli ultimi sono primi da un bel pezzo, solo che non se ne sono accorti, ma lo dimostrano le vostre persecuzioni, inutili escrescenze passatiste]
E adesso però, lasciatemi sprofondare, lasciatemi sbronzare,
che come sempre,
sono solo e i versi sovrabbondano e annoiano i palati meno atti a leccare le forme rancide e trovarne dell’oro.
E trovarne dell’odio.
(Che comunque nasconde l’impronta sbilenca di un Cristo depresso)
FCB
6.05 A.M.
Aprile 28, 2009
Alla fine
la morte smise di morire
stancastremata da routine millenarie
al suo posto l’odore schiacciato di metropolitana
girava il tornello semprevuoto, a scatti di tempo,
btpom btpom btpom
andare e stornare, come un’ironia obliterata due volte
non c’era essere che potesse sentire i fenomeni e ripeterli
figuriamoci una poesia
MOW
Ragazzo di Napalm
Aprile 27, 2009
Con lo sguardo emaciato e una strana aria
mi lasciai nell’abisso e sognai quei diavolo di prati
che ho perduto ho perduto ho perduto
e questo ragazzino emaciato sotto il ciliegio fiorito
l’albero della sposa
terreo il ventre, seduto appena;
il suo viso un paesaggio rupestre vetrificato
in una posa che è meglio non dire, non raccontare
ragazzo di napalm, ragazzo di sale
(Sandor Torvjollit)
Che me ne frega di voi (e lo sapete bene, chi siete?)
Aprile 26, 2009
Esiste solo l’avanguardia,
vale la pena vivere solo per morire,
cadendo.
Rovinosamente,
cado.
Caduco.
Come i rami della plastica elastica, spastica.
Scrivetele voi le vostre trilogie gotiche da migliaia di pagine! Noi abbiamo il caricatore pieno d’insulti.
Per ricoprirvi.
Tutti.
Bang Bang Bang che poi è Beng Beng Beng
(o forse Bengh Bengh Bengh).
I bengala, che fischiano, che nuotano, che poi guerreggiano che illuminano la lamina.
Sulla faccia di Triciclo Benestelli si legge francamente e modestamente solo una chiara ubriachezza, che poi se la guardo negli occhi forse può guardarmi nell’anima, e se mi vede l’anima allora-
o almeno credo, perché poi sono arrivati questi con le tute fatte di lattice e le fruste sado e le influenze suine e le suine influenze.
Facciamoci deportare a Lampedusa mentre lanciamo aereoplanini di carta pieni di oscenità.
Diretti verso Malta, con bandiere pirata come anelli nuziali,
ti vorrei stringere o dipingere, di saliva,
all’ombra di mille, carnevali. [o carni suine, che siano]
Il mio gatto ha la rogna, spero di averla pure io.
Aprile 21, 2009

