SENZA NOMI COMBATTIAMO

Aprile 9, 2009

maschere-anti-rabbia22

Ma fatela finita di ammazzare la gente,
Voi
Che avete sempre rotto il cazzo a quelli come noi.
Noi che non comandiamo perché non ne abbiamo ne bisogno ne attitudine.
Noi che ci bastiamo e che odiamo voi che non vi bastate, che ci bastonate nelle vostre merde ville parlamenti blastonati.

Gabbiani Kamikaze cadono dal cielo esplodendo in voirtici vorticosi di merda su ogni auto, su ogni uomo su ogni escremento rilasciato da fogli di via per mandare via clandestini declassati a criminali solo perché sono negri.

Siamo tutti negri.
A seconda del sole, che magari domani non sorgerà.
Anzi no.

Tutti tranne voi, che se pensate bene, se allora ricordate, potete vedere altalenare i forconi.
E le ghigliottine, che aspettano dormienti come l’Etna di merda.
Che sprofonda col paese nella merda.

(ma noi siamo diamanti e siamo antisismici e prima poi, volenti o nolenti, violenti e NON lenti, rialziamo sempre la testa)

[Succede dai tempi della crocifissione e gli ultimi sono primi da un bel pezzo, solo che non se ne sono accorti, ma lo dimostrano le vostre persecuzioni, inutili escrescenze passatiste]

E adesso però, lasciatemi sprofondare, lasciatemi sbronzare,
che come sempre,
sono solo e i versi sovrabbondano e annoiano i palati meno atti a leccare le forme rancide e trovarne dell’oro.
E trovarne dell’odio.

(Che comunque nasconde l’impronta sbilenca di un Cristo depresso)


FCB

6.05 A.M.

Aprile 28, 2009

Alla fine

la morte smise di morire

stancastremata da routine millenarie

al suo posto l’odore schiacciato di metropolitana

girava il tornello semprevuoto,  a scatti di tempo,

btpom btpom btpom

andare e stornare, come un’ironia obliterata due volte

non c’era essere che potesse sentire i fenomeni e ripeterli

figuriamoci una poesia


MOW

Ragazzo di Napalm

Aprile 27, 2009

Con lo sguardo emaciato e una strana aria
mi lasciai nell’abisso e sognai quei diavolo di prati
che ho perduto ho perduto ho perduto
e questo ragazzino emaciato sotto il ciliegio fiorito
l’albero della sposa
terreo il ventre, seduto appena;
il suo viso un paesaggio rupestre vetrificato
in una posa che è meglio non dire, non raccontare
ragazzo di napalm, ragazzo di sale

(Sandor Torvjollit)

Esiste solo l’avanguardia,

vale la pena vivere solo per morire,

cadendo.

Rovinosamente,

cado.

Caduco.

Come i rami della plastica elastica, spastica.

Scrivetele voi le vostre trilogie gotiche da migliaia di pagine! Noi abbiamo il caricatore pieno d’insulti.
Per ricoprirvi.
Tutti.

Bang Bang Bang che poi è Beng Beng Beng
(o forse Bengh Bengh Bengh).

I bengala, che fischiano, che nuotano, che poi guerreggiano che illuminano la lamina.

Sulla faccia di Triciclo Benestelli si legge francamente e modestamente solo una chiara ubriachezza, che poi se la guardo negli occhi forse può guardarmi nell’anima, e se mi vede l’anima allora-
o almeno credo, perché poi sono arrivati questi con le tute fatte di lattice e le fruste sado e le influenze suine e le suine influenze.

Facciamoci deportare a Lampedusa mentre lanciamo aereoplanini di carta pieni di oscenità.
Diretti verso Malta, con bandiere pirata come anelli nuziali,
ti vorrei stringere o dipingere, di saliva,

all’ombra di mille, carnevali. [o carni suine, che siano]


Pschhhhhhhhhh

La pastiglia si scioglie di fronte al bicchiere sciolto tra le mani pastigliose di Mirtillo Provoni.
Più o meno è questo che vorrebbe essere in questo preciso esatto, sfuggente istante.
Un qualcosa di effervescente, un qualcosa che fa Pschhhhhhh.
Asettico, sintetico, immune da ogni sentimento e errore di battitura.
Oppure no.
La finzione accresce quello che già abbiamo e crea nuovo, quindi è un atto di creazione quindi. Di conseguenza. sono Dio, siamo Dio e pure tu sei Dio.
Anche se.
Posso dirvi per certo che Dio o Tao o chi o ca è molto più complesso, schematico e di difficile comprensione di quello che crede Mirtillo.
Qualcosa comunque di simile a una pastiglia antidepressiva a una goccia di Lexotan a una compressa di ferro per vegetariani mangiati da cannibali con ali d’acciaio e denti di plastica venduti a volte avvolti da confezioni di Happy Meal giganti pieni di bambini africani e parassiti intestinali che fanno,
paradossalmente

sembrare piene le pance vuote.

Marzo 27, 2009

HEGEL

È

MORTO.

L’ARTE È VIVA.

ampuro